Oltre la pandemia: verità negate, potere, memoria da ricostruire
Nel caos comunicativo della pandemia da Covid-19, qualcosa di più profondo di un’emergenza sanitaria ha avuto luogo. Non si è trattato solo di un virus, ma di un’intera costruzione narrativa che ha ridefinito, definitivamente, il rapporto tra individuo e potere, tra scienza e decisione politica, tra verità e propaganda.
Manipolazione narrativa e dissonanza tra Stati, asimmetria nella gestione: la crisi non fu solo sanitaria
Pongo l’accento su una asimmetria evidente: diversi paesi europei hanno adottato strategie opposte, pur di fronte allo stesso virus, spesso in assenza di motivazioni scientificamente consistenti. La Repubblica Ceca, ad esempio (ma potremmo citare anche Svezia o alcuni cantoni svizzeri) non ha imposto obblighi vaccinali, né sospeso cittadini dal lavoro, né perseguito e segregato socialmente i non vaccinati o per meglio dire chi ha fatto una scelta consapevole, informandosi e applicando sempre il senso critico e analitico.
Nessun coprifuoco, nessun obbligo di tampone a pagamento ogni due giorni. Un approccio che ha privilegiato la libertà personale e la responsabilità, senza sfociare in coercizione.
In Italia, al contrario, si è operata una compressione dei diritti fondamentali, giustificata come necessità sanitaria ma in realtà sostenuta da un impianto comunicativo dominato dalla paura e dall’uniformità ideologica. Constatazione: se la scienza fosse stata davvero l’unico criterio, avremmo visto una maggiore uniformità nelle decisioni politiche. Il fatto che ogni Stato abbia reagito secondo logiche politiche e culturali, più che scientifiche, apre alla possibilità reale che la narrazione pandemica sia stata usata a fini di controllo.
Aggiungiamo la presenza di scandali post-emergenza (PfizerGate in UE, conflitti d’interesse EMA/Big Pharma, ritrattazioni OMS, documenti FOIA emersi negli USA) rende legittimo e doveroso un atteggiamento critico.
Se la scienza era davvero la guida, perché tanta disomogeneità tra paesi?
Proporzione del rischio: mortalità e distorsione dei dati e uso politico della paura
Dati ISS (gennaio 2022):
Età media dei deceduti: 78 anni (mediana 79; IQR 73–85) epicentro.iss.itlifegate.itheraldsun.com.au+3startmag.it+3corrierece.it+3.
Il 5160 % di loro aveva 3 o più patologie, mediana di 3 startmag.it+3startmag.it+3lifegate.it+3.
Solo il 2 % era affetto da nessuna patologia preesistente startmag.it+2corrierece.it+2lifegate.it+2.
Aggiungo, le complicazioni ospedaliere, infezioni nosocomiali, fragilità preesistenti erano già causa comune di morte anche in passato. Zero bambini sani, zero adulti sani sotto i 60 anni sono deceduti. Tamponi come strumento fallace o manipolabile, fonte di ulteriore distorsione statistica.
I decessi “con COVID” spesso includevano cause diverse, mentre i media enfatizzavano il totale dei contagiati (anche asintomatici). Nei media e nelle comunicazioni istituzionali non fu mai chiarita con forza questa distinzione. Anzi, si usò la paura generalizzata come leva per ottenere consenso e obbedienza. Da qui sorge una critica legittima: il continuo uso del numero dei “contagiati” (spesso asintomatici o tamponati forzatamente) ha creato una distorsione percettiva. Non si è mai parlato davvero del concetto di “letalità condizionata all’età e alle comorbidità”, fondamentale in epidemiologia. Sempre il solo tampone positivo è bastato per classificare un decesso come causato dal virus, anche in presenza di cause clinicamente differenti. Questa semplificazione brutale dei dati ha avuto effetti devastanti sull’opinione pubblica.
Questo non banalizza la gravità del virus, ma rimette in proporzione il rischio reale per la popolazione generale. La paura paralizza fa prendere scelte che a mente lucida. nella quasi totalità dei casi, crea conseguenze più gravi.
Prendete atto del potere della paura e chiedetevi chi la genera? Come? perché e quali obbiettivi hanno?
Metodo scientifico: il caso dei vaccini e la deviazione dal metodo scientifico
La narrazione vaccinale è cambiata nel tempo, disorientando e spingendo le persone con promesse non mantenute:
Prima “una dose e sei immune”;
Poi “due per sicurezza”;
Poi ancora “tre perché c’è la variante”.
Arrivo in pompa magna del camion con i vaccini a – 80Gradi, altrimenti non si conserva e perde di efficacia, allora 1 camion (35 quintali chi conosce sa di cosa sto parlando) per vacinare il 95% della popolazione Italiana e nell’estate successiva si iniettava in spiaggia o venivano regalati gelati e hamburgher.
Il dubbio scientifico è stato stigmatizzato e isolato, sostituito da una narrativa di obbedienza civica. I vaccini a mRNA, pur essendo basati su una tecnologia innovativa, non hanno seguito i tempi standard della sperimentazione, essendo stati autorizzati con procedura d’emergenza (EUA). Il pubblico è stato informato della natura sperimentale solo in una fase avanzata, mentre la comunicazione iniziale assicurava immunità duratura con una sola dose. Dobbiamo sottolineare un aspetto cruciale: il salto dal metodo scientifico classico al metodo emergenziale.
I vaccini mRNA ebbero autorizzazione in emergenza (EUA/AIC), significa assenza di trial completi di fase 3 su larga scala, durata insufficiente del follow-up, assenza di confronto in doppio cieco con placebo continuativo nel “mondo reale”.
I cambiamenti nella narrativa (“una dose basta”, poi due, poi tre, poi Omicron…) non furono presentati come frutto dell’incertezza scientifica, ma come dogmi momentanei, che chi dubitava non poteva discutere senza subire conseguenze.
Punto chiave: nella scienza il dubbio è essenziale. Ma in questa crisi il dubbio è stato demonizzato, mentre la cieca fiducia è stata elevata a virtù morale e civica. Un ribaltamento della conoscenza. La scienza si è trasformata da metodo aperto e fallibile a dogma insindacabile. Ogni dubbio è stato trattato come eresia. Il metodo del “doppio cieco”, fondamento della sperimentazione medica, è scomparso dalla discussione pubblica.
Chiedetevi è scienza, questa? O è autoritarismo travestito da tecnocrazia?
Il trattamento dei non vaccinati: da cittadini a nemici interni, stigmatizzazione e violenza simbolica
L’uso della parola “stigmatizzati” è troppo debole, si può parlare tranquillamente di Apartheid vaccinale. Perché i non vaccinati:
- Sono stati esclusi dal lavoro senza stipendio, dai trasporti, dallo studio,
- Sono stati insultati dai media,
- A volte perfino dai medici,
- Ridotti a capri espiatori della società.
- Aditato come untore dai politici e pseudo scienziati,
- Escluso dalla vita pubblica,
- Sottoposto a processi umilianti (militari, sanitari, docenti),
- Abbandonato dallo Stato senza ammortizzatori.
Questo non è semplicemente “stigmatizzare”. È una forma di violenza politica e psicologica, con effetti collaterali duraturi: divisioni sociali, famiglie rotte, traumi, perdita di fiducia nello Stato. Conseguenza rilevante: oggi, una parte consistente della popolazione non crede più nelle istituzioni, né nella scienza “ufficiale”. Non per ignoranza, ma per esperienza. Chi ha rifiutato il vaccino, per motivi etici, medici o semplicemente prudenti, non è stato solo criticato, ma espulso dalla vita sociale. Il termine “non vaccinato” ha assunto la funzione di un marchio ideologico. Le pressioni, le sospensioni dal lavoro senza stipendio, la caccia all’untore, sono stati atti di violenza simbolica e sociale.
In una democrazia, con la “Costituzione “ più bella del mondo, tutto questo può essere accettabile?
Effetti collaterali e mortalità post-vaccinale, evidenze e omissioni
Gli effetti avversi (miocarditi, trombosi, ecc.) sono stati negati o minimizzati, poi riconosciuti a posteriori portando all’aumento, oggettivo, delle morti improvvise sotto i 50 anni, anche tra atleti o i tumori fulminanti, noti come “turbo-cancro” e ai decessi infantili o giovanili inspiegabili
Quindi questo solleva un tema scomodo, ma reale: gli effetti avversi sono esistiti, e in parte riconosciuti dalle stesse agenzie regolatorie. Puntualiziamo:
- Miocarditi nei giovani maschi: rischio riconosciuto da EMA e CDC, l’ EMA conferma miocarditi e pericarditi come effetti rari: < 1 caso su 10.000, soprattutto in giovani maschi maschi dopo 14 giorni dalla vaccinazione istat.it+5lifegate.it+5startmag.it+5nypost.com+5ema.europa.eu+5it.wikipedia.org+5.
- Studio MDPI su EudraVigilance (EU): Miocarditi: 17,27 eventi per milione (Moderna), 8,44 per milione (Pfizer) it.wikipedia.org+5mdpi.com+5pmc.ncbi.nlm.nih.gov+5. Pericarditi: 9,76 per milione (Moderna), 5,79 per milione (Pfizer) mdpi.com+1pubmed.ncbi.nlm.nih.gov+1.
- Studio italiano (età 12–39): Miocarditi aggiuntive per 100 000 dosi: 1,7 (12–17 anni), 3,4/1,1/8,6 (18–29), 1,0/1,0 (30–39) heraldsun.com.au+15ncbi.nlm.nih.gov+15it.wikipedia.org+15.
- Trombosi da vaccino AstraZeneca: ufficialmente ammessa, tanto che il vaccino fu ritirato in diversi paesi.
- Aumento di morti improvvise e possibili correlazioni con disfunzioni cardiache o immunitarie sono ancora oggetto di studio — ma il solo fatto che questi studi siano stati ignorati o ritardati è già un dato significativo..Dati reclami farmacovigilanza (EudraVigilance, VAERS, Yellow Card) mostrano migliaia di segnalazioni tra reazioni avverse e morti, anche se EMA definisce tali eventi “molto rari” e spesso non riconosciuti con causalità certa pmc.ncbi.nlm.nih.gov+3it.wikipedia.org+3reddit.com+3.
Domanda che merita spazio:
Perché l’aumento di patologie rare e aggressive (es. alcuni tumori, miocarditi, malori improvvisi) non sono mai stati oggetto di un’inchiesta pubblica trasparente ?
Il sospetto che vi siano legami causali ignorati per opportunismo politico o commerciale non è complottismo, ma una posizione di allerta razionale.
Ci si chiede allora, se la scienza è metodo e non marketing, perché questo silenzio?
UNA VISIONE PIÙ AMPIA
Quello che propongo è una riflessione antropologica e politica sul rapporto tra individuo, potere, verità e scienza.
Il vero nodo è: quando la scienza viene fusa con la politica e il marketing, chi la mette in discussione non è più un dissidente epistemico, ma un nemico sociale.
E questo, nella storia, è già successo altre volte. Ma stavolta è accaduto in modo globale, simultaneo e digitale. Il rischio è che, in nome della salute, abbiamo spostato in avanti la soglia dell’accettabile, normalizzando, la sorveglianza, l’obbedienza cieca, la rinuncia ai diritti fondamentali.
Serve allora una memoria lucida, non una rimozione collettiva
La pandemia è finita, ma gli effetti sulla fiducia sociale sono ancora vivi. Molti cittadini oggi non credono più né nei media, né nella sanità pubblica, né nella bontà delle istituzioni. Non per ideologia, ma per esperienza diretta di esclusione, inganno e pressione.
Non chiediamo revisionismo. Chiediamo verità. Chiediamo che il dubbio torni ad avere cittadinanza, che la memoria non venga archiviata nel nome della “nuova normalità”, che le ferite non vengano coperte con un velo di retorica.
Perché senza elaborazione critica, le emergenza che ci stanno presentando, green deal, riarmo e altre, che ci propineranno, saranno solo l’occasione per ripetere gli stessi errori. Ma più in fretta. E con meno resistenza.
Una società senza memoria è una società priva di anticorpi.
Una scienza senza dubbio è ideologia.
Un potere senza limiti è una minaccia, anche quando si traveste da salvatore.
Pongo l’accento su una asimmetria evidente: diversi paesi europei hanno adottato strategie opposte, pur di fronte allo stesso virus, spesso in assenza di motivazioni scientificamente consistenti. La Repubblica Ceca, ad esempio (ma potremmo citare anche Svezia o alcuni cantoni svizzeri) non ha imposto obblighi vaccinali, né sospeso cittadini dal lavoro, né perseguito e segregato socialmente i non vaccinati o per meglio dire chi ha fatto una scelta consapevole, informandosi e applicando sempre il senso critico e analitico.
Nessun coprifuoco, nessun obbligo di tampone a pagamento ogni due giorni. Un approccio che ha privilegiato la libertà personale e la responsabilità, senza sfociare in coercizione.
In Italia, al contrario, si è operata una compressione dei diritti fondamentali, giustificata come necessità sanitaria ma in realtà sostenuta da un impianto comunicativo dominato dalla paura e dall’uniformità ideologica. Constatazione: se la scienza fosse stata davvero l’unico criterio, avremmo visto una maggiore uniformità nelle decisioni politiche. Il fatto che ogni Stato abbia reagito secondo logiche politiche e culturali, più che scientifiche, apre alla possibilità reale che la narrazione pandemica sia stata usata a fini di controllo.
Aggiungiamo la presenza di scandali post-emergenza (PfizerGate in UE, conflitti d’interesse EMA/Big Pharma, ritrattazioni OMS, documenti FOIA emersi negli USA) rende legittimo e doveroso un atteggiamento critico.
Se la scienza era davvero la guida, perché tanta disomogeneità tra paesi?
Questo non è semplicemente “stigmatizzare”. È una forma di violenza politica e psicologica, con effetti collaterali duraturi: divisioni sociali, famiglie rotte, traumi, perdita di fiducia nello Stato. Conseguenza rilevante: oggi, una parte consistente della popolazione non crede più nelle istituzioni, né nella scienza “ufficiale”. Non per ignoranza, ma per esperienza. Chi ha rifiutato il vaccino, per motivi etici, medici o semplicemente prudenti, non è stato solo criticato, ma espulso dalla vita sociale. Il termine “non vaccinato” ha assunto la funzione di un marchio ideologico. Le pressioni, le sospensioni dal lavoro senza stipendio, la caccia all’untore, sono stati atti di violenza simbolica e sociale.
In una democrazia, con la “Costituzione “ più bella del mondo, tutto questo può essere accettabile?
Perché l’aumento di patologie rare e aggressive (es. alcuni tumori, miocarditi, malori improvvisi) non sono mai stati oggetto di un’inchiesta pubblica trasparente ?
Il sospetto che vi siano legami causali ignorati per opportunismo politico o commerciale non è complottismo, ma una posizione di allerta razionale.
Ci si chiede allora, se la scienza è metodo e non marketing, perché questo silenzio?
Una società senza memoria è una società priva di anticorpi.
Una scienza senza dubbio è ideologia.
Un potere senza limiti è una minaccia, anche quando si traveste da salvatore.





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